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Il 1964 è l’anno della pubblicazione della prima opera poetica di Morbello Vergari “Versacci e discorsucci” con la quale vincerà il 1° premio letterario “Città di Torino”. |
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Il minatore silicotico Ohi ohi, nun ce la fo, mi manca 'l fiato eppure voglio andacci in tutti i modi, a costo di crepa' e nun torna' a casa; voglio anda' li davanti a rivedella in faccia la miniera. Ecco, da qui mi basta, mi sdraiero' di fianco su' sto mucchio di marna che mi' compagni hanno portato fori dal ventre umido e caldo della terra. Ah, terra terra, quanta fretta hai?! come mi tiri giu', mi calamiti! Come mi tiri giu', ma sta' tranquilla, ormai c'è piu' pochino poi caschero' come 'na pera marcia, mi incastrero' dentro di te, vedrai; allora si diventera' tutt'uno come quando'na goccia casca in mare Ecco la galleria, eccola, guarda li' che bocca aperta pronta pe' ingolla tanti minatori, succhialli e risputalli via spremuti. Eppure un giorno t'ho voluto bene e te ne voglio ancora, dopo tutto. 'Sta piovra maledetta! Hai succhiato 'l mi' sangue, mi capisci hai succhiato 'l mi' sangue per vomitallo trasformato in oro dentro a le tasche de' commendatori! Quando la mamma degli orfani miei si vestira' di nero qualche puttana d'un commendatore mettera' al collo 'na collana d'oro. Che bella fregatura, mondo ladro! Tutto 'l mi' sangue trasformato in oro dentro a le tasche de' commendatori e i mi' polmoni diventati pietra tutti per me, tutti per me soltanto. |
La morte del padrone Lorenzo ( un contadino) Che dicevi Rinaldo, di bon'ora? Rinaldo ( un altro contadino) E' crepato il padrone, non lo sai? Lorenzo E' morto proprio tutto, sei sicuro? Rinaldo E' stecchito, l'ho visto coi mi occhi. Lorenzo Ma quella mano che rubava sempre mica si move piu', l'hai vista bene? Rinaldo No, possi sta' sicuro. Da qui avanti non fara' piu' gli zeri a nostro danno. La Signora, vorrebbe che s'andasse tutti i capocci insieme al funerale. Lorenzo Sicuro che ci andremo, ce ne fosse! E bisogna sbrigassi a sotterrallo che 'un ci abbia a ripensa' ; sai com'e Lui che di parola non è stato mai. |
La tomba del guerriero etrusco Sotto le mura di Roselle antica, nella Maremma ardente e pien di sole, mentre, tra i rami della quercia annosa, il cuculo nascosto tra le fronde, malinconico canta; dietro l'aratro tratto dai giovenchi, dalle corna superbe e il manto bruno, lavoro questa cara, amata terra, de' nostri antichi padri. L'aratro lento affonda nel terreno, strappando con sommesso scricchiolio la gramigna tenace. I forti buoi dal collo muscoloso, avanzan lentamente, a capo chino, quando ad un tratto il vomere tagliente, urta contro qualcosa e viene al sole, di terra cotta un' urna cineraria, e mescolati insieme all'alma terra, si confondono i resti di un guerriero che, un dì lontano, su le patrie mura, con braccio forte e cuore generoso, morì lottando contro l'oppressore. Fermi, giovenchi miei, fermate il passo; voglio osservà, pietoso e riverente, gli avanzi di chi un giorno, come noi, visse, gioì, soffrì, fu amato e pianto. Dell'asta vedo qui la ferrea punta, che un di' brandiva il braccio tuo gagliardo, e i tuoi compagni, nell'estremo addio, posero teco in segno di tua gloria. |
Il reperto archeologico Riuniti insieme, un gruppo di signori stavano discutendo di un oggetto un giorno appartenuto ai padri etruschi. Il dottor Tizio disse ai suoi colleghi: -La mia giovane eta', non mi consente di pronunciarmi il primo e francamente ammetto che non ci capisco molto. Il dottor Caio esprime il suo parere dicendo-Per me, questo è un utensile che usavano gli etruschi, per servire vivande sulla mensa D'altro parere il professor Sempronio e in questo modo dice il suo giudizio: Questo per me, è un vaso da ornamento che serviva su un mobile di lusso a contenere fiori profumati. Infine il professor Tal dei Tali: Con questo afferma usavano gli antichi nelle grandi e solenni cerimonie offrire a gli dei superi d'Olimpo e il loro sacerdote in pompa magna, libava e alzava questo vaso al cielo; quindi spruzzava santamente l'ara, del vin pregiato in esso contenuto. -Giusto-dicono tutti gli altri in coro- la Sua tesi convince, professore. Due etruschi c'iabitaroni in quei luoghi in permesso quassu' dai Campi Elisi. Si fermarono ad osservar la scena. -Tarcone-Aule chiese-cosa fanno quelle persone riunite insieme? -Non so',non saprei dirti veramente; non riesco a comprendere il dialetto, ma, quel che sembra un tantinello strano è, che stan discutendo con passione, tenendo un nostro orinalaccio in mano. |