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Nell’introduzione a questo libro di racconti, uscito nel 1977 per le edizioni Tellini di Pistoia, Valeriano Cecconi scrive: “È un popolo buggiarone (burlone) dice Morbello Vergari. È un popolo che raramente ha conosciuto la tranquillità. Quasi mai ci sono stati tempi di bonaccia per i maremmani. Dopo la civiltà etrusca c’è stato un buio di millenni. La dominazione romana è stata perniciosa e la natura è stata matrigna fino a non molto tempo fa…” |
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Il tempo E' proprio vero, sì, non ci so' dubbi: se un poro cristianaccio come noi si mette a fa' i cappelli nasce tutta la gente senza capo. Sementi, e aspetti l'acqua a braccia aperte e invece,'n'accidente! Ci manca poco che non piova 'l foco. Chi comanda 'l tempaccio,'un lo conosco però deve dormi' quanto gli pare; poi quando si risveglia insonnolito, apre le cateratte, le spalanca, fa per recupera' 'l tempo perduto e allora l'acqua c'hai stentato tanto, porta via Cecco, la capanna e i bovi. A me mi pare che sto' fontaniere ne' la campagna 'un ci capisce gnente; che faccia parte dell'Ente Maremma? |
Lo straporto del padrone Tutti i capi famiglia contadini li', davanti al padrone che era diventato un òmo...morto, parevano un branchetto d'ulivi tormentati quando verso la sera 'l vento tace. Ma non appena fu' daro 'l segnale di portallo 'l padrone al camposanto alzonno su' la bara con quei bracci come rami di querce secolari e via di contrapasso come vecchi cavalli generosi. Era 'l primo servizio che tutti d'accordissimo d'accordo facevano di cuore al suor padrone. Doppo finite tutte le funzioni la padrona con voce emozionata ringrazio' tutti quanti e nel sentilla in tono di dolore moveva a compassione i contadini come se fosse stata 'na massaia, ma vero 'l vero e grande dispiacere che provonno i capocci fu quando la signora per via del lutto non gli offri' da bere. |
Diavoli di macchia Le donne anche se venivano risparmiate da adoperare arnesi pesanti come la vanga, l'accetta, la mazza per spaccare le pietre ecc. non si risparmiavano di fare tutti gli altri lavori al sole, all'acqua al vento. Anch'esse erano forti di fisico e di spirito, benche' di solito non grandi di statura come del resto gli uomini; ricordo una vecchia la quale prendendo in giro le giovani diceva: - Le donne d'oggigiorno quando so' 'ncinte fanno tanti fichi, invece per me, quando ero giovana era tanto fa' un figliolo che 'na fascitura di pane (la consueta madiata di pane settimanale). Un parente della madre di chi scrive queste veloci note di colore maremmano che abitava a Vallerona, la quale in stato interessante come le altre si recava a lavorare nei campi, un giorno era andata da sola a pulire la vigna in un luogo al di sotto del paese chiamato Piaggione; ad un tratto le prese le doglie del parto e lei tranquilla come se dovesse fare una faccienda qualsiasi ando' all'ombra di un olivo e mise al mondo un bel maremmanino. Poi se lo prese nel grembiule e se ne ando' verso casa; vicino al paese una bambina le chiese: - Zi' Tere' ( zia Teresa) che portate 'nde lo zinale? - Oh - rispose la donna - ho trovato un regazzino laggiù a la vigna del Poggione, volevi che lo lasciassi lì, poro fragnaccio!? Va a pensare che dopo tanti anni la scienza medica doveva scoprire che le donne incinte per avere il parto indolore devono lavorare e fare movimento! |
Scenette maremmane Nella campagna dell'alto grossetano, due anziani coniugi stavano seminando l'orto; lui curvo zappava la terra, portava in testa un vecchio cappellaccio di feltro malandato e bisunto che avrà avuto più anni che giorni e sembrava ciondolare da tutte le parti per la stanchezza. La donna dietri dietro metteva i semi. Era il giorno di Sabato-Santo, nell'ora che si scioglievano le campane per la resurrezione del Signore. Incominciarono a suonare le campane di Castel del Piano, la moglie si fece il segno de la croce, inginocchiandosi in devoto raccoglimento. Il marito non ci aveva fatto caso, stava pensando al lavoro, al futuro raccolto, alla miseria. Lei, parlando nel suo gergo amiatino, gli disse con tono di affettuoso rimprovero: - Giacomo, cavato ccappellu, lu senti che s'è arzato Ssignore! Giacomo obbedì, si tolse il cappello e si fece il segno della croce anche lui. Poi, le campane si zittirono e i due vecchi ripresero il loro lavoro ma, quella mattina, si vede che gli orologi dei preti non andavano d'accordo, infatti, ora si incominciò a sentire lo scampanio del convento dei frati; il marito sempre distratto, non ci badava, allora la moglie di nuovo: - Giacomo, cavati ccappellu, lu senti che s'è arzato Ssignore! Egli obbedì nuovamente e stette in ginocchio sulla terra vangata finchè il suono non cessò; però, non aveva dato che due o tre zappate, che si sentirono le campane di Arcidosso; anche piuttòsto spazzientita dicendogli nuovamente; - Giacomo, cavati ccappellu, lo senti che s'è arzato Ssignore! Allora il vecchio bonari, scoprendosi la testa: - O che è, o che stamani Ssignore è doventato un farco (falco), che sta sempre per Aria?! |