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canti popolari in maremma


CANTI POPOLARI IN MAREMMA di Corrado Barontini, Finisio Manfucci e
Morbello Vergari

Come i canti popolari presero forma d’un libro:
Conversare con Morbello era piacevole. La sua ironia bonaria entrava prepotentemente nelle discussioni e con lui si poteva parlare di letteratura, di storia o di qualsiasi altro argomento e capire immediatamente di trovarsi di fronte ad un uomo che, oltre ad ascoltare, sapeva dare giudizi sensati. 
Un giorno ci eravamo messi a parlare della cultura contadina e in particolare dei canti popolari che secondo Morbello rappresentavano l’anima vera del popolo e ne rivelavano l’identità culturale. Affascinato e invogliato  dalle sue parole mi dichiarai disponibile a lavorare con lui per fare una ricerca sull’argomento. Sapevamo ben poco di indagini demologiche, di catalogazione dei materiali canori e così via, l’unica  risorsa – che è stata anche la nostra forza - era  la conoscenza diretta di diverse canzoni popolari che facevano parte del repertorio orale dei  fratelli Vergari.
Così cominciando dallo stesso Morbello, da Sesto e Orlando, iniziai a trascrivere su carta le parole cantate riportando nella scrittura il linguaggio parlato, le parole dialettali.
Per rendere fruibile il testo canoro, c’era bisogno di una trascrizione musicale. Per questo venne interpellato Finisio Manfucci (che all’epoca insegnava musica all’istituto Magistrale di Grosseto). Finisio accettò volentieri di collaborare trascrivendo le note dei canti sul pentagramma.
Il libro così concepito venne pubblicato da “Il paese reale”, una casa editrice grossetana diretta dal giornalista e critico d’arte Lino Pasquale Bonelli.

L’introduzione al libro la scrisse Morbello e iniziava in questo modo: “Una volta, anche nelle più sperdute valli boscose della Maremma, si poteva sentire levarsi un canto solitario che, seguito da altre voci, diventava un coro; erano boscaioli, tagliatori e carbonai che rompevano la solitudine del luogo con la voce che nasceva da un animo onesto e fiducioso. Quel canto serviva anche a rendere più lieve il duro lavoro. Nei campi di grano maturo, i mietitori, uomini e donne, scesi dalla montagna, cantavano con lena mietendo, facendo concorrenza all’insistente frinire delle cicale sugli alberi storditi dal sole.
Anche gli uliveti, durante la raccolta delle ulive, risuonavano dei canti delle raccoglitrici e allora la quiete si vestiva di gaiezza. Ora negli uliveti va poca gente anziana e la quiete è spesso mortificata dall’urlo lacerante di qualche apparecchio a reazione. Non si sente neanche più il canto dei mietitori che è ormai sostituito dalle nuove voci delle mietitrebbie e dei trattori.”
L’articolo poi continuava:
Noi  non ci riteniamo molto esperti in materia storico musicale e siamo coscienti dei nostri limiti, ma abbiamo voluto fare ugualmente questa raccolta di canti per scrivere una pagina della Maremma canora come crediamo sia giusto fare per altre cose, non raccogliere dei fossili o oggetti da museo bensì riproporre una materia viva ed attuale; abbiamo inteso salvare una parte della nostra cultura tradizionale che rischiava di andarsene perduta per sempre scacciata da gli dèi e idoli urlatori dell’affarismo che la società del “compratutto” crea e adorna di specchietti per abbagliare la vista della gente e poterne vuotare le tasche e la testa a piacimento.”
Per concludere con un pensiero dedicato al Maggio che grazie anche a  Morbello è oggi la tradizione più seguita e più rappresentativa della Maremma:
Grande protagonista della nostra iniziativa è stato il Maggio, il Maggio cantato come serenata, come inno alla primavera, alla bellezza della natura che torna a rivivere in tutto il suo magico splendore. Quando l’antica tradizione dei canti popolari sembrava dovesse ammutolire per sempre, sotto lo strepitio incessante dell’industria canzonettistica con tutti i suoi idoli artefatti, il Maggio è stato l’anello di congiunzione con il passato che non si è rotto mai.”


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Maramma amara

 

Tutti la chiamano maremma-maremma
a me mi pare ‘na maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna
io c’ho perduto ‘na persona cara.

Sempre mi piange ‘l cor quando ci vai
perch’ò paura che non torni mai.
Sia maledetta ma-remma maremma
sia maledetta ma-remma e chi l’ama.

Il maggio allegro
Testo scritto da Morbello Vergari nel 1974

Spuntando il nuovo sole
con il suo manto d’oro
illumina la festa del lavoro – Rip.  o del lavoro

Con la palma e l’alloro
ritorna il nuovo maggio
portando sulla terra il suo messaggio – Rip. Il suo messaggio

Recandoci in omaggio
la bella primavera
per far la gente più gaia e sincera – Rip. Gaia e sincera

Ogni fanciulla spera
in un mondo d’amore
pien di letizia come il prato in fiore - Rip. il prato in fiore

Del magico splendore
che veste la natura
si veste ogni vivente creatura – Rip. o creatura

Dal monte alla pianura
ogni cosa disserra
un invito di pace su la terra – Rip o su la terra
 
Prima di far la guerra
voi del lavoro ladri
chiedetelo il permesso ai buoni padri – Rip. ai buoni padri

Chiedetelo a le madri
agli occhi dei bambini
chiedetelo alle rose e ai gelsomini – Rip. ai gelsomini

Al posto dei confini
con siepi di veleno
stendiamo un velo di cèlo sereno Rip. di cèl sereno

Con sentimento pieno
pien di riconoscenza
vi salutiam prima di fa’ partenza – Rip. di fa’ partenza
 
Del maggio la semenza
germogli dentro voi
quest’è l’augurio che vi diamo noi. Rip. vi diamo noi

Bella ti dò

 

Signor curato c’è qui ‘na vecchia
Coro: Bella ti do…
Signor curato c’è qui ‘na vecchia
Coro: bella ti do…
Signor curato c’è qui ‘na vecchia
Si vorrebbe confessare -  bella ti dooo
Rosina bella ti do ‘n bacin d’amor
ripresa: ti do un bacin d’amor

Se c’è ‘na vecchia mandala via
Coro: bella ti do…
Se c’è ‘na vecchia mandala via
Coro: bella ti do…
Se c’è ‘na vecchia mandala via
dannazione dell’anima mia - bella ti dooo
Rosina bella ti do ‘n bacin d’amor
ripresa: ti do un bacin d’amor

Signor curato c’è qui ‘na sposa
Coro: bella ti do…
Signor curato c’è qui ‘na sposa
Coro: bella ti do…
Signor curato c’è qui ‘na sposa
Si vorrebbe confessare -  bella ti dooo
Rosina bella ti do ‘n bacin d’amor
ripresa: ti do un bacin d’amor

Se c’è ‘na sposa si faccia avanti
Coro: bella ti do…
Se c’è ‘na sposa si faccia avanti
Coro: bella ti do…
Se c’è ‘na sposa si faccia avanti
che ‘l curato confessa tanti - bella ti dooo
Rosina bella ti do ‘n bacin d’amor
ripresa: ti do un bacin d’amor

E mentre ‘l prete la confessava
Coro: bella ti do…
E mentre ‘l prete la confessava
Coro: bella ti do…
E mentre ‘l prete la confessava
sulla bocca la baciava - bella ti dooo
Rosina bella ti do ‘n bacin d’amor
ripresa: ti do un bacin d’amor

C’era la figlia e lo disse al padre
Coro: bella ti do…
C’era la figlia e lo disse al padre
Coro: bella ti do…
C’era la figlia e lo disse al padre
Che ‘l curato baciava la madre - bella ti dooo
Rosina bella ti do ‘n bacin d’amor
ripresa: ti do un bacin d’amor

E ‘l marito lo capirete
Coro: bella ti do…
E ‘l marito lo capirete
Coro: bella ti do…

Ti vo 'n sù

 

Quei bacini che m’hai dato
L’ho buttati in una vasca
ti vo’ ‘n su ti vo’ ‘n giù ti vo’ ‘n tasca
l’ho trovata meglio di te.

Più bellina più elegante
più sincera nell’amore
me l’ha data ‘na pena al cuore
fin che vivo la voglio amar.
           
Fin che vivo e fin che campo
fin che dura la mia vita
fin che dura la mia vita
fin che vivo la voglio amar.

Tanto te non mi fai niente
non mi lavi e non mi stiri
sotto ‘l ponte dei sospiri
t’hanno vista a fare l’amor.
           
Tanto te non mi fai niente
non mi stiri e non mi lavi
questa voglia non te la cavi
di venire a dormire con me.

Sei bellina e sei carina
l’hai ‘l colore delle viole
sei bellina e nessuno ti vòle
per quest’anno ‘l marito non c’è.

Sei bellina e sei carina
l’hai ‘l colore dell’erba tagliata
sei bellina e sei stata baciata
per quest’anno ‘l marito non c’è.