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Morbello Vergari scrittore e poeta di Maremma


MORBELLO VERGARI scrittore e poeta di Maremma
di Corrado  Barontini, Alessandro Giustarini, Giovanni Battista (Nanni) Vergari

Libro pubblicato nel 2006 dall’Editore Effigi di Arcidosso reca in copertina il ritratto di Morbello Vergari eseguito dal pittore Dino Petri.
Scrivono i curatori del libro nella nota che lo presenta:
Questa edizione corona un sogno: quello di riproporre Morbello Vergari  al grande pubblico nella speranza che chi non lo ha conosciuto possa vedere il suo percorso intellettuale, rintracciare i suoi pensieri, cogliere la sua storia di contadino che, pur avendo frequentato solo la terza elementare, è riuscito ad unire la propria geniale creatività espressiva a quella dell’osservatore attento e dello studioso.”
Il volume mette insieme gli interventi di un Convegno del 1995: Morbello Vergari – scrittore e poeta - tenutosi a Roccalbegna  e le foto della mostra documentaria che venne allestita nell’occasione. Ma in questo libro si trovano anche inediti di Morbello, testimonianze su di lui, immagini che lo riguardano e che si mescolano alle notizie sulla sua famiglia, sulla loro condizione operaia e contadina che è stata comune a tanti lavoratori della Maremma.
Gli interventi di Pietro Clemente e di Giovanni Kezich insieme a quello di Giovanni Guastavigna, rendono al personaggio lo spessore culturale e ne disegnano i tratti salienti della personalità. 
Il novecento è stato il secolo delle grandi trasformazioni, delle lotte sociali, delle nuove tecnologie comunicative: siamo passati in pochi decenni dalla macchina da scrivere al computer, dalla radio alla TV satellitare, ad internet e così via.  Morbello Vergari è riuscito a traghettare i materiali della cultura orale fino ai giorni nostri fissandoli con la scrittura,  divenendo per la Maremma l’intellettuale di riferimento che ha saputo ripensare al mondo di valori rapidamente perduti e destinati a scomparire per sempre. Basterebbe questa ragione per giustificare un libro così importante, che oltre a valorizzare il personaggio consente di ritrovare l’identità territoriale legata al mondo del lavoro, alla natura incontaminata, alle cose di tutti i giorni.

Autore di libri di poesie e narrativa, ma anche ricercatore e interprete della cultura contadina oltre che appassionato di archeologia (è stato per anni custode agli Scavi di Roselle), Morbello ha saputo rappresentare fedelmente lo spirito popolare della gente di Maremma. È riuscito a recuperare dalla dispersione una buona parte della cultura tradizionale rappresentata dai canti popolari, dai racconti, dai modi di dire o dalle azioni di lavoro con la descrizione degli oggetti di uso domestico, il cucinare e così via. 
Un libro è una cosa che rimane e questo in particolare fissa i contorni di un’intera esistenza, quella di Vergari, poeta popolare,  che ha attraversato il cuore di un secolo affrontando sofferenze e fatiche, combattendo, anche attraverso la scrittura, le forme del potere e della sopraffazione per dare significato ai valori di libertà e di giustizia che sono alla base di ogni espressione creativa.

Nota: Il volume è uscito a Giugno del 2006. Alessandro Giustarini era scomparso il 30 Gennaio dello stesso anno. Per questa ragione il libro gli è stato dedicato con queste parole:
Questo libro vede la luce dopo la scomparsa di Alessandro Giustarini che è stato l’animatore della pubblicazione. Purtroppo è riuscito soltanto ad impostare il lavoro.
Con il suo consueto scrupolo e la grande passione che lo contraddistingueva, aveva da tempo  messo insieme gli interventi del Convegno tenutosi a Roccalbegna nel 1995: “Morbello Vergari scrittore e poeta”, completati da alcune testimonianze, contributi critici e testi letterari significativi dello stesso Morbello. 
Con i propri suggerimenti per la realizzazione dell’opera monografica, accolti dall’editore, ha contribuito a dare un’impronta particolare al volume. Arricchito dalle immagini della mostra, allestita in occasione del Convegno, il libro contiene diversi documenti della famiglia Vergari ed una serie di opere letterarie dello scrittore che consentono di conoscere più approfonditamente la personalità poliedrica di questo personaggio.
Noi che abbiamo curato con Giustarini  questa opera, sappiamo quanto ci tenesse alla sua realizzazione. Purtroppo la malattia non gli ha consentito di vederlo stampato.
Fedele ad un suo modo di concepire i libri ci aveva detto: “dovrà essere un’opera classica”, e aveva suggerito persino come numerare le pagine:  “in basso al centro”. 
Vedendo il libro concluso possiamo dire che è un lavoro che gli fa onore e che testimonia ancora una volta una lezione di stile e di buon gusto.

Corrado Barontini e Giovanni Battista (Nanni) Vergari


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Massime in tono minore

Sono vissuto senza quattrini ma ricchissimo

Bisogna vivere come se non si dovesse morire mai
e come se si dovesse morire da un momento all’altro

A camminare scalzo sentire la terra nuda sotto ai piedi
mi sembra di ritrovare qualcosa che avevo perduto

L’amicizia per essere vera deve essere gratuita come il sole

Sono stato incolpato da poeta ma mi proclamo innocente

La vita è una commedia fatta di risate e di pianti veri

Il pane non è fatto di solo pane

Bisogna vivere allegri come cicale e saggi come formiche

All’ospedale: con quanti mali c’è non ce n’è uno di buono.

Per Morbello
Di Annarosa Del Corona

Fraseggiando, spesso salgo la collina
E con premura, cerco fra le selci
E l’erbe profumate, la tua figura.
Mi è mancato il tuo onesto banco
Dove confabulavi con gli aromi,
dove vendevi i canti,
e ingannando il giorno
con le tue storie amene,
risparmiavi i santi ed i briganti.
Il tuo bacio sulle guance
Era lieve come il vento d’aprile.
I soli cadono ancora ogni sera
Trafugando il giorno;
è l’eterno cambio.

Per le tue mancate primavere,
taglio, ravvio, verso acqua
nella tua celeste pianta,
e in questo antico rituale
che la mano compie,
si rianima il tuo ricordo.

E’ Morta la mi’ Mamma

So’ l’otto meno dieci
del 27 – 2 – 77.
La primavera timida e infantile
Chiede all’inverno di lasciarle il passo.
Il vento piange con sospiri lenti
e a la finestra chiusa
incolla i suoi lamenti soffocati
mentre che la mi’  Mamma sta morendo.

Ecco si è spento il sole
che scalda prima l’animo del corpo.
E’ andata via in silenzio piano piano
dopo aver dato tutto
senza aver chiesto niente.

Ora lasci per sempre la tua casa
dove accendevi lume
che brillava di notte
nel mezzo a la campagna,
dove accendevi il fòco
e riscaldavi il caro nido a i figli.

Dalle corone appese al carro nero
si è distaccato un fiore
e si è posato piano
al bordo de’ la strada
è un garofano rosso e sorridente
rosso come l’amore di una mamma,
come l’amor di pace e di giustizia,
è un messaggio di mamma
a chi passa di qui dopo di Lei.

Ci riscaldavi l’anima
con la presenza amata,
ci riscaldavi il letto
con i carboni accesi.

Ora il tuo letto è l’umida fossa
E per coperte hai la fredda terra
Qui dove dorme babbo
Ed un fratello mio.

Ascolta babbo e te Angiolino ascolta:
mamma ha smesso di piangevi per sempre
ed è venuta ad abità con voi.

Dopo la grande piena

            Pietro
Hai visto Cecco a Istia ch’è successo
l’altro giornaccio, quando piovve tanto?

            Cecco
No, veramente: qualche brutta cosa?

            Pietro
Arrabbiela s’è brutta!

            Cecco
Sono affogati i pesci, o qualche tono
ha dato fòco all’acqua dell’ombrone?

            Pietro
Cecco, per carità, non far lo scemo.
Per far bruciare l’acqua non lo sai?
bisogna prima metterla a seccare.
Il guaio è che la piena dell’Ombrone
ha portato via il ponte pari pari
ed ora capirai, quei pòri istriani
son rimasti un po’ male, poveracci.

            Cecco
Certo è stata una bella fregatura.
Però ti devo dir che gli sta bene:
con quanto posto avevano al sicuro,
vanno a fa’ il ponte proprio sopra il fiume.